Dal Gino Cosaro all’aula universitaria: il lavoro del settore giovanile biancorosso arriva fino a un contesto internazionale.
Mister Fabio Rasia Dal Polo racconta l’esperienza al Rome City Institute e la filosofia che guida la crescita dei nostri giovani:
1️⃣ Mister Rasia, hai recentemente tenuto delle lezioni per studenti americani all’Università di Roma nell’ambito di un master dedicato al calcio. Che tipo di esperienza è stata e cosa ti ha lasciato a livello personale e professionale?
Sì, le lezioni erano rivolte a un gruppo di studenti e studentesse americani che non sanno una parola di italiano, impegnati in un master sul calcio qui in Italia, presso il “Rome City Institute”. Il loro obiettivo, una volta rientrati negli Stati Uniti, è quello di diventare allenatori a livello professionistico.
A livello personale è stata un’emozione fortissima: amo il calcio e amo insegnarlo. Proprio per questo ritengo che, soprattutto nel settore giovanile, gli allenatori dovrebbero essere considerati prima di tutto insegnanti ed essere chiamati in questo modo. In queste fasce d’età, infatti, l’obiettivo non è allenare per la prestazione, ma insegnare le basi tecniche del calcio, educando attraverso lo sport.
Sono quindi estremamente grato di aver avuto l’opportunità di portare in un’aula universitaria le mie esperienze e di spiegare le basi della metodologia che utilizzo e insegno.
Dal punto di vista professionale, è stata una sfida e una grande soddisfazione introdurre questi studenti al Coerver Coaching®, una metodologia riconosciuta a livello internazionale e diffusa in oltre 43 Paesi nei cinque continenti.
Per me rappresenta anche un riconoscimento del tempo e dell’impegno che dedico allo studio della teoria e alla ricerca di soluzioni efficaci in campo, per facilitare l’apprendimento dei giocatori.
2️⃣ Durante queste lezioni hai avuto modo di spiegare il tuo approccio al calcio e all’allenamento. Quali aspetti del tuo metodo hanno suscitato più interesse negli studenti?
Il mio approccio nel settore giovanile si basa sull’insegnamento del calcio, ma è importante chiarire cosa significhi davvero “insegnare il calcio”. Non si tratta di un concetto generico: al centro c’è sempre l’individuo, curando e allenando nel dettaglio ogni suo aspetto. Ed è proprio dall’individuo che si arriva al gioco collettivo. Se non c’è l’individuo, non c’è il gioco collettivo.
Il nostro obiettivo è sviluppare giocatori tecnicamente abili, sicuri di sé, creativi, capaci di combinare con i compagni e allo stesso tempo efficaci nelle situazioni di uno contro uno, sviluppando quindi la capacità di scegliere se collaborare o agire individualmente. Questo obiettivo racchiude il calcio alla Coerver®, e, se ci pensiamo bene, dovrebbe rappresentare il pensiero di un calcio sano.
Proprio questo aspetto ha suscitato grande interesse. Gli studenti si aspettavano di approfondire sistemi di gioco, tattiche collettive o organizzazioni difensive — elementi spesso associati alla tradizione calcistica italiana.
Quando invece ho spiegato che il gioco collettivo è il risultato della somma delle decisioni e delle esecuzioni individuali, si è aperto un confronto molto stimolante e ricco di spunti.
3️⃣ Un’opportunità come questa dà visibilità anche al lavoro che si fa quotidianamente a Montecchio. Quanto è importante, secondo te, che una società venga riconosciuta anche attraverso le competenze dei propri allenatori?
Ne sono assolutamente convinto: questo tipo di esperienze dà grande visibilità al Club e conferma la scelta del Montecchio Calcio di puntare sulla qualità degli allenatori, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche umano, dentro e fuori dal campo.
Tempo fa José Mourinho disse: “Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio”, ed è una frase che condivido pienamente.
Per una società è fondamentale essere riconosciuta anche attraverso le competenze dei propri allenatori. Spesso sostengo che il vero “calciomercato” estivo dovrebbe riguardare proprio loro, più che i giovani giocatori: la scelta di allenatori capaci di lavorare nel modo corretto con ogni fascia d’età è determinante.
Infatti, stiamo già pianificando il programma tecnico della prossima stagione, con un percorso formativo sia per i giocatori sia per gli allenatori, in cui sarà fondamentale dare valore a cosa si insegna, a come lo si insegna e soprattutto a quando lo si insegna, in base all’età dei giocatori.
Solo così si costruisce un percorso formativo solido, coerente e duraturo, capace di alimentare la nostra prima squadra.
Probabilmente, se questo approccio fosse stato adottato in modo sistematico già anni fa, oggi la nostra Nazionale avrebbe ottenuto risultati diversi.
Founder di Fivesix

