Mister Fanton: “Cerco di far capire loro quanto sia un’opportunità trovarsi qui…”

Nel percorso di crescita dei più piccoli, ogni dettaglio conta. Con Alberto Fanton, uno dei due mister dei Pulcini, entriamo nel lavoro quotidiano alla base del progetto biancorosso, tra valori, metodo e senso di appartenenza❤️⚪🔴:

1️⃣ Allenare i Pulcini significa essere il primo riferimento calcistico per tanti bambini. Quanto pesa – in senso positivo – sapere che da qui passa il primo vero rapporto dei ragazzi con il calcio biancorosso?

È una responsabilità importante, ma il “peso” è e deve essere assolutamente positivo. In questa fase il primo obiettivo è trasmettere ai ragazzi il valore della maglia che indossano e dei colori che rappresentano.
Il gruppo è composto interamente da bambini nuovi e, considerando che questa categoria mancava da tempo, è fondamentale costruire fin da subito un senso di appartenenza chiaro.

I nostri ragazzi oggi si trovano spesso in un contesto diverso rispetto al passato: affrontano amichevoli e partite contro squadre strutturate, in un campionato di livello più alto rispetto a quello a cui erano abituati. Questo passaggio va spiegato e accompagnato, perché segna un cambio di dimensione importante.

Cerco anche di far capire loro quanto sia un’opportunità trovarsi qui. Essere parte di questa realtà significa avere possibilità che molti altri bambini vorrebbero.
Per questo è giusto che imparino presto a dare valore alla maglia, non come peso, ma come motivo di orgoglio.

2️⃣ Nel tuo gruppo convivono bambini di età molto diverse, dai 2015 fino ai 2017. Come si riesce a costruire un allenamento che faccia crescere tutti, rispettando tempi e capacità senza creare differenze?

Il mio approccio parte da un principio semplice: non considero l’età come un limite.
Che un bambino sia del 2015, 2016 o 2017, ciò che conta davvero è la disponibilità a imparare e la passione con cui affronta l’attività.

Ovviamente i tempi di crescita sono diversi e l’allenatore deve saperli leggere, soprattutto con i più piccoli, dove serve maggiore pazienza e attenzione. Ma questo non significa creare categorie interne o differenze nel trattamento.

Nella costruzione degli allenamenti e delle partite, tutti hanno le stesse possibilità.
A fare la differenza sono l’impegno, la voglia di mettersi in gioco, il sacrificio e il piacere di allenarsi. Se un bambino dimostra queste qualità, per me gioca, indipendentemente dall’anno di nascita.

3️⃣ Guardando questi ragazzi oggi, cosa pensi sia davvero fondamentale insegnare prima ancora della tecnica, per metterli sulla strada giusta nei prossimi anni?

Prima della tecnica viene il concetto di squadra.
I ragazzi devono capire fin da subito che il calcio non è un percorso individuale, ma collettivo, e che il rispetto per compagni, allenatore, famiglie e ambiente è parte integrante del gioco. Vincere o perdere non è mai una responsabilità del singolo. I risultati appartengono sempre al gruppo, così come gli errori, e questo aiuta i bambini a crescere senza cercare colpe ma assumendosi responsabilità condivise. In campo significa aiutarsi, sostenersi nei momenti di difficoltà, mantenere sempre un comportamento corretto. Fuori dal campo significa portare rispetto e valori che vanno oltre il calcio. Quello che cerco di trasmettere è un insieme di principi chiari: lealtà, rispetto e amore per il gioco.

La tecnica è fondamentale e viene allenata ogni giorno, ma senza solide qualità umane perde significato. È su queste basi che si costruisce un percorso duraturo, dentro e fuori dal campo.