Capitan Sandrini: “Serve una prova di maturità: meno belli, ma più concreti.”

Tra bilanci, autocritica e voglia di riscatto, il capitano Mattia Sandrini racconta senza filtri il girone d’andata del Montecchio e guarda al ritorno con lucidità e ambizione. Uno sguardo autentico da dentro lo spogliatoio #biancorosso ⚪🔴

1️⃣ Mattia, il girone d’andata del Montecchio è stato diviso in due: una partenza fortissima, poi un periodo più complicato che ci ha portato al giro di boa al settimo posto. Da capitano, qual è la lettura più onesta che dai di questa prima metà di stagione?

Sì, è vero: il nostro girone d’andata è stato un po’ diviso in due.
La prima parte è stata sicuramente più ricca di punti. Siamo partiti con grande entusiasmo, consapevoli però che il campionato sarebbe stato difficile e pieno di insidie.

Se guardiamo ai numeri, nella prima fase abbiamo raccolto di più, ma tengo a sottolineare una cosa importante: le prestazioni non sono mai mancate, nemmeno nel periodo in cui i punti sono arrivati meno.
Abbiamo sempre cercato di esprimere il nostro calcio, quello di provare a giocare e di imporre il nostro gioco contro chiunque.

Ci sono state partite — penso a quelle in casa contro Schio, Villafranca o Pozzonovo — in cui abbiamo meritato, ma abbiamo raccolto pochissimo. Partite giocate a viso aperto, dove nessuno ci ha mai messo sotto o fatto sentire inferiori.
Da questo rimane una grande consapevolezza: ce la siamo giocata contro tutti, e sappiamo di essere sulla strada giusta.


2️⃣ Questa è una squadra nuova, giovane, con tanti ragazzi cresciuti nel settore giovanile. Nei momenti di difficoltà, cosa è mancato davvero nello spogliatoio: esperienza, continuità, personalità… o altro?

Siamo una squadra molto giovane e completamente nuova, quindi credo che l’unica cosa che possa essere mancata — più che mancare, direi che richiede tempo — sia proprio l’amalgama.
È normale: quando si crea un gruppo nuovo da zero, servono partite e situazioni vissute insieme per affinare certi meccanismi, anche a livello di personalità e caratteristiche individuali.

Non è un alibi, ma è un dato di fatto. Alla lunga qualche difficoltà può emergere, e noi le abbiamo incontrate durante il percorso.
Detto questo, non ci hanno mai spaventato, perché sappiamo da dove ripartire per il girone di ritorno.

La cosa più positiva è che ho trovato grande disponibilità da parte di tutti e tanta voglia di mettersi in gioco.
Questo gruppo ha un grande pregio: sa ascoltarsi, non ci sono primedonne, e le doti umane sono molto importanti.
Ed è proprio questo che ci permette di uscire insieme dai momenti di difficoltà.


3️⃣ Guardando al girone di ritorno, quale messaggio senti di dover mandare ai tuoi compagni – e all’ambiente biancorosso – per trasformare le difficoltà dell’andata in un punto di forza?

Mi aspetto un girone di ritorno più maturo rispetto all’andata.
Dobbiamo far tesoro delle sconfitte, senza dimenticare ciò che di buono abbiamo costruito con le vittorie.

Serve qualche prova di maturità in più: nella gestione dei momenti chiave delle partite e anche nei passaggi fondamentali della stagione.
Magari dovremo essere meno belli da vedere, meno “esteti”, ma più concreti.

A livello di punti sappiamo che dobbiamo mettere in cascina il prima possibile una salvezza che, per quanto visto in campo, è assolutamente meritata.
Questo è un campionato imprevedibile, quindi dobbiamo stare attenti a non farci risucchiare nella parte bassa della classifica. Ma allo stesso tempo, per i valori di questa squadra, possiamo ambire a qualcosa in più.

Rimango con i piedi per terra: prima salvarci, poi giocare con più serenità.
Solo così potremo ottenere un risultato importante, che sarebbe benzina non solo per noi, ma anche per una società che è ripartita con idee chiare e grande entusiasmo.

Qui ci sono giovani di valore, qualche giocatore di esperienza e una dirigenza brillante che ci mette nelle condizioni di lavorare bene.
C’è tutto per fare bene. E questa piazza lo merita.